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Lettera di Gianteseo Casopero a Luigi Lilio.

Janus Theseus Casoperus
Alovisio Lilio. S.D. 
Lettera di Gian Teseo Casopero a Luigi Lilio
 
 
Nota introduttiva:
            La Lettera di Casopero è l'unico documento che cita espressamente il nome di Luigi Lilio e assume una importanza fondamentale sulla questione, nel tempo, tanto dibattuta, su chi fosse l'astronomo matematico autore del progetto di riforma del Calendario Gregoriano: la riforma approvata nel Cinquecento dal Papa Gregorio XIII con la Bolla del 1° marzo 1582.
Senza entrare nei numerosi dettagli, ci fu chi lo identificò in uno studioso di Verona, chi di Ferrara, chi di Roma, chi altri lo danno di Umbriatico. La lettera di Casopero da Psychro (Cirò) del 23 Gennaio 1532, dimostra senza ombra di dubbio che Luigi Lilio era di Psychro (di Cirò).
Il contenuto della lettera riporta, tra le altre cose, notizie molto importanti. Mostra che i rapporti tra i due personaggi erano rapporti di amicizia, tanto da portare il Casopero a rimproverare Lilio di avere accettato di servire nell'Aula Baronale dei principi Carafa a Napoli. A quanto pare per superare le sue difficoltà economiche, la qual cosa lo avrebbe distratto dalla sua vita studiosa. Questo conferma che Lilio non era una persona qualsiasi, se era stato ammesso nell'Aula Baronale. Poi, afferma ancora Casopero, che Lilio, era una persona, che attende alle lettere, ai suoi studi e alle sue sempre nuove scoverte. Che conferma Lilio essere un uomo di scienza.
La circostanza inoltre che Casopero sia nato nel 1509 e Lilio circa nel1510 conferma che Casopero e Lilio erano coetanei. E il fatto di essere coetanei porta ad avere qualche dubbio su quanto riportato da G.F. Pugliese, che definisce il Casopero “Precettore” di Lilio (pag. 223 nel testo).
(A cura di Saverio De Bartolo)
 
Di seguito riportiamo:
 - la trascrizione del testo latino di G.F. Pugliese nel suo libro, pag.223-224
 - la sua traduzione in italiano, pag. 224.
 
 
Dal libro di G.F. Pugliese:
 
«Alvise ebbe un impiego presso il conte Garafa feudatario di Cirò.
Così assicurava il mantenimento senza interrompere il corso, de' suoi prediletti studii. Di ciò rese informato il suo Precettore Casopero, il quale fervido amatore della letteratura ne fu poco contento, per cui gli rispose da Cirò li 23 gennaio 1532 la seguente risposta, nella quale dolcemente e paternamente lo sgridava, e lo consigliava a fuggire l'Aula del Principe››.
 
Janus Theseus Casoperus
Alovisio Lilio. S. D.
 
«Quad scholasticum agas, Alovisi, at Aulicum non belle probo.
Etenim animus duobus vacans muneribus neutrum absolvet. Sed si necessitudine fertasse coactus, quae superari non potest, in aula priucípis militare coepisti, quum ex re patria necessaria ad literarum studia non sufficerentur , cave ne te impudicae laidos fornícem adjisse, sera subeat poenitentia, daque operam ut brevi te ab illius amplexibus eximeas, et nunquam tibi ex aula praeclaram felicitatem aríolaberis, quum aulicorum fructus sit a te. Dum tamen isthic moram trahís existimatio tibi tempus omne periisse, quo non aliquid acquisiceris. Studium tuum erit homines inescare semperque novae rei quippiam commimisci, quo possis dexstro Mercurio non nihil pecuniarum expiscari, artemque tuam magno vendere, ut nullius ope voti campus efficiare, quod tibi in laudem gloriamque longe cumulatiorem statuetur, quippe qui tanti fueris honestissimum laborem aut nullo aut quo minimo sumptu domestico exantlare. Vale et nostratibus omnibus qui Neapoli degunt ex me salutem dicas. Psychro V. Kalendas Februarii M. D, XXXII.››
 
“Io credo che tal lettera così potrebbe leggersi in nostra lingua.”
 
Gian Teseo Casopero
Ad Alvise, o Luigi Lilio, salute.
 
«Non approvo, o Alvise, che tu accoppiassi la vita studiosa a quella d'lmpiegato. L'animo occupato a due cariche non può adempirne alcuna. Ma se tu costretto dalla necessità insuperabile imprendesti di servire nell'Aula Baronale, perché le sostanze paterne non basterebbero a sostentarti per attendere unicamente alle lettere, sii cauto a non inciampare nelle reti della seduzione per non avertene tardi a pentire, e fa di tutto per sottrarti quanto più presto puoi dà di lei vezzi; poiché non potrai giammai dall'Aula ritrarre vera felicità, ed il tempo che nella stessa consumerai sarà perduto, e non potrai più rinfrancarlo. Piuttosto cerca di aver mezzi da attirarti la conoscenza di uomini che potrebbero essere adescati dà' tuoi studii, e dalle tue sempre nuove scoverte, e cosi procurarti danaro, e saper molto vendere 1'arte tua, essendo padrone di te stesso; ciò che ridonderà in tua gran lode e gloria come colui che occupato onestamente viverà o con niuno, o col minimo dispendio di casa. Conservati, ed a tutti i nostri che in Napoli dimorano reca i miei saluti.
Da Psychro (Cirò) 23 gennaio 1532››.
 
(Dal libro di Giovan Francesco Pugliese, Descrizione ed istorica narrazione di Cirò, Vol I pp, 223 – 224), Napoli Stamperia del Fibreno,1849, poi Edizioni Brenner Cosenza 1983)
 

 

 

Allegato:

 - l'originale latino della Lettera di pagina 25 del Libro secondo “EPISTOLARUM LIBRI DUO MDXXXV”,